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Dal crollo alla rinascita: storia di un patrimonio ferito

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Foligno: rinascita dalle macerie

Questa presentazione analizza lo stretto legame tra la vulnerabilità sismica del territorio umbro e il monumentale sforzo di restauro che ha interessato il patrimonio ecclesiastico folignate. Dall’emergenza del 1997 fino ai giorni nostri, Foligno è diventata un laboratorio a cielo aperto dove la conservazione dell’antico ha incontrato le più moderne tecniche di ingegneria sismica, restituendo alla comunità non solo luoghi di culto, ma veri e propri simboli di resilienza e identità ritrovata.

Il terremoto del 1997

Il 26 settembre 1997 l’Umbria fu scossa da una sequenza sismica devastante che ebbe il suo epicentro nell’asse tra Foligno e Nocera Umbra. La scossa delle 11:40, in particolare, causò crolli sistematici in tutto il centro storico di Foligno, rendendo inagibile la quasi totalità degli edifici pubblici e religiosi. Mentre le immagini del crollo della Basilica di San Francesco ad Assisi facevano il giro del mondo, Foligno viveva il dramma silenzioso di una “zona rossa” che avrebbe tenuto i cittadini lontani dal proprio cuore pulsante per anni, segnata dal crollo del torrino del Palazzo Comunale, icona della ferita inferta alla città.

La fragilità del patrimonio ecclesiastico

Le chiese di Foligno, caratterizzate da ampie navate, coperture pesanti e strutture stratificate nei secoli, hanno manifestato una fragilità strutturale estrema sotto l’effetto delle onde sismiche. I danni principali hanno riguardato il ribaltamento delle facciate, il distacco delle pareti longitudinali e, soprattutto, il cedimento delle volte in muratura o incannucciata. Molti campanili, elementi svettanti e isolati, hanno riportato lesioni profonde, trasformandosi in pericoli incombenti per le abitazioni circostanti e rendendo necessarie operazioni di puntellamento d’urgenza senza precedenti per evitare il collasso totale.

Il protocollo del restauro

La ricostruzione di Foligno è stata guidata da una filosofia innovativa che ha superato la semplice riparazione del danno. Il cosiddetto “Modello Umbria” ha introdotto il concetto di miglioramento sismico: intervenire sulle strutture storiche rispettandone l’estetica, ma aumentandone drasticamente la capacità di assorbire l’energia dei terremoti. Questo è stato possibile attraverso l’uso di materiali compositi come le fibre di carbonio, iniezioni di malte idrauliche compatibili con l’antico e l’inserimento di catene e tiranti che hanno “legato” gli edifici, trasformandoli in organismi unitari e resistenti.

La cattedrale di San Feliciano

Il Duomo di San Feliciano, con la sua maestosa cupola e le sue due facciate, ha rappresentato la sfida più complessa per i restauratori. Il sisma aveva compromesso la stabilità della cupola e causato il distacco di ampie porzioni degli stucchi settecenteschi del Vanvitelli. Il restauro non si è limitato al consolidamento strutturale, ma ha previsto un minuzioso lavoro di pulitura e ripristino delle superfici decorate, restituendo alla cattedrale la sua luminosità barocca e riaffermando il suo ruolo di centro spirituale e civile della città di Foligno.

La chiesa di Santa Maria infraportas

Santa Maria Infraportas è celebre per i suoi affreschi che decorano quasi ogni centimetro delle pareti interne. Il terremoto aveva causato il sollevamento e la caduta di frammenti pittorici di inestimabile valore. Il restauro post-sisma è stato dunque un cantiere doppio: da un lato il consolidamento delle murature esterne e del portico, dall’altro un raffinato intervento di restauro pittorico. Questo ha permesso di stabilizzare le pellicole pittoriche della scuola del Mezzastris, trasformando la necessità della riparazione in un’occasione di studio e valorizzazione artistica globale.

La chiesa di San Paolo Apostolo

Nel contesto della ricostruzione, la Diocesi di Foligno ha scelto di affiancare al recupero dell’antico la creazione di un segno architettonico contemporaneo. La chiesa di San Paolo Apostolo, opera dell’architetto Massimiliano Fuksas, sorge come un potente volume di cemento che gioca con la luce naturale attraverso tagli geometrici. Se le antiche chiese restaurate parlano del passato, San Paolo parla della speranza e della modernità, diventando un simbolo di come una comunità colpita dal sisma possa guardare al futuro attraverso l’arte e l’architettura di respiro internazionale.

Risultati e impatto sulla valorizzazione turistica

A distanza di quasi trent’anni dal sisma del 1997, il bilancio del restauro a Foligno è straordinariamente positivo. La città ha recuperato non solo la sicurezza degli spazi, ma ha saputo valorizzare il proprio patrimonio attraverso la creazione del Museo Diocesano e l’apertura di itinerari turistici dedicati al “cantiere del restauro”. Foligno oggi non è più vista solo come una città commerciale di pianura, ma come una meta d’arte dove il recupero delle chiese ha fatto da traino per la riqualificazione dell’intero tessuto urbano, attirando studiosi e visitatori da tutto il mondo.

La lezione di Foligno

Il legame tra il terremoto di Foligno e il restauro delle sue chiese ci lascia una lezione fondamentale: la tutela del patrimonio culturale non può prescindere dalla prevenzione. L’esperienza folignate dimostra che è possibile integrare sicurezza sismica e conservazione storica senza snaturare l’anima degli edifici. La rinascita di queste chiese è la prova che la memoria di un popolo, custodita tra le mura di una cattedrale o di una piccola pieve, è più forte della forza distruttiva della natura, purché sostenuta dalla scienza, dall’arte e dalla volontà collettiva.

Autori: Leonardo Presciuttini, Gabriele Giurdanella, Iago Santarella, Annachiara Cocciari, Gabriele Quaglia – IIS Giordano Bruno

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