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Voci Digitali: L’Incanto dei Neologismi Giovanili

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Se c’è una cosa che cambia alla velocità della luce, è il modo in cui i giovani comunicano. Basta guardarsi intorno, o meglio scorrere sui social, per accorgersi di quanto il linguaggio sia in continua trasformazione. Nuove parole, modi di dire che nascono dal nulla e, nel giro di poco, diventano parte del parlato quotidiano. Ma da dove arrivano? Perché ci affascinano così tanto?
Gran parte di queste espressioni prende vita online, nei commenti sotto un post, nei meme, nei video virali. E così, senza che ce ne rendiamo conto, entrano nel nostro vocabolario e iniziamo a usarle con naturalezza. Prendiamo, ad esempio, “sksksk”: chiunque frequenti TikTok o X (ex Twitter) lo avrà visto almeno una volta. È una sorta di risata scritta, un suono che esprime divertimento e spontaneità, perfetto per rispondere a un video buffo o a un messaggio tra amici.
Non ha un signicato preciso, ma è proprio questo il bello: si adatta a mille situazioni.
Un’altra parola che spopola è “bet”. Semplice, diretta, un modo rapido per dire “ci sto” o “ok, fatto”. È un termine inglese, ma ormai è entrato nel nostro lessico senza bisogno di spiegazioni.
Se qualcuno propone un’idea e l’altro risponde “bet”, la conversazione continua senza intoppi.
Poi ci sono le espressioni che servono a distinguere la verità dalla nzione, come “cap” e “no cap”.
Se qualcuno racconta una storia incredibile e si sospetta che stia esagerando, ecco che spunta “cap”. Al contrario, quando si vuole sottolineare che si sta dicendo la verità, basta aggiungere “no cap” alla ne della frase. È come dire “giuro”, ma in una versione più fresca, più diretta.
E chi non ha mai sentito la parola “cringe”? Usatissima per descrivere momenti imbarazzanti o situazioni che mettono a disagio, è diventata il termine perfetto per commentare un video troppo forzato o un comportamento fuori luogo. “Oddio, che cringe!” ed è subito chiaro che qualcosa non va.
Ma non tutte le parole servono a criticare: alcune esaltano situazioni o persone. “Lit”, ad esempio, è l’aggettivo perfetto per descrivere qualcosa di entusiasmante, mentre “savage” è l’etichetta che si dà a chi si comporta in modo spavaldo e senza ltri. E se una situazione è noiosa, ecco che entra in scena “dry”, per descrivere conversazioni o eventi privi di interesse.
Inne, c’è “mood”, una delle espressioni più versatili di sempre. Basta un’immagine, una canzone o una frase che rappresenta il nostro stato d’animo, e subito arriva il commento: “mood”. È un modo per dire “questo mi rappresenta”, creando un legame immediato con chi legge.
Tutte queste parole ci raccontano molto di più di quello che sembra. Parlano della voglia dei giovani di distinguersi, di creare un linguaggio che li rappresenti, fatto di connessioni rapide e immediate. I social media amplicano questo processo, rendendo certi termini virali nel giro di pochi giorni, anche se poi alcuni niscono nel dimenticatoio in breve tempo.
Ma è proprio questo il bello del linguaggio: è vivo, cambia, si trasforma. E ogni generazione lascia il proprio segno, inventando nuove espressioni che, in un modo o nell’altro, raccontano il suo tempo. No cap.


Autore: Ludovico Natalizi 4CL IO Salvatorelli Moneta Marsciano PG

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