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IL MOVIMENTO

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“La vita è come andare in bicicletta: se vuoi stare in equilibrio devi muoverti.”; con questa frase Albert Einstein già dagli inizi del XX secolo sanciva l’importanza del movimento, inteso come cambiamento di posizione di un “corpo” da un luogo all’altro, inclusi pensieri ed enti astratti; tale tema sarà alla base della sua ricerca più importante che portò all’elaborazione della “Teoria della relatività” (E=mc²), nella quale il fisico andò a confrontarsi con altri due importanti studiosi di cinematica: Galileo Galilei e Isaac Newton.
Entrambi sono considerati padri fondatori della rivoluzione scientifica; durante questo periodo si afferma il metodo di una scienza che, in tutte le sue forme, inizia ad acquisire le caratteristiche di oggettività, riconducibili alla capacità di osservazione, di misurazione e di riproducibilità di un esperimento. In particolare, Galileo Galilei fu noto per la sua rivisitazione della teoria eliocentrica di cui il precursore fu Niccolò Copernico, secondo la quale il Sole si trova al centro del sistema Solare e per la quale Galilei fu condannato dal Santo Uffizio (“Eppur si muove!”)
Nel periodo immediatamente successivo si affermò la nuova concezione di Isaac Newton, il quale riuscì a elaborare le “tre leggi del moto”, riguardo all’inerzia, alla proporzionalità e alla reciprocità del moto dei corpi. Per Galilei le leggi della meccanica sono le stesse in tutti i sistemi di riferimento inerziali, qualunque sia la velocità con cui gli uni si muovono rispetto agli altri, ma nel momento in cui la velocità coinvolte arrivano a essere confrontabili con quella della luce (3×100000 km/s) le trasformazioni di Galilei, così come i principi di Newton, non sono più in accordo con gli esperimenti. Fu Einstein che, con i suoi studi sulla relatività ristretta, secondo la quale nessun oggetto poteva rappresentare un sistema di riferimento assoluto e universale fisso rispetto al resto dello spazio, scoprì che il moto è un concetto relativo: per due osservatori, in moto relativo l’uno rispetto all’altro in velocità costante, valgono le stesse leggi della natura.
La teoria di Einstein mise in rilievo un particolare aspetto della vita degli esseri viventi, quello del movimento che, nel corpo umano, è permesso grazie soprattutto all’apparato locomotore. Quest’ultimo costituisce, infatti, la struttura portante dei vertebrati.
Tale apparato è costituito da due componenti che funzionano in stretta correlazione: uno attivo, il sistema muscolare, e uno passivo, il sistema scheletrico.
Questi due sistemi, grazie alle loro componenti, permettono il verificarsi di un movimento, simile a quello di una leva: i muscoli, contraendosi e provocando l’accorciamento delle singole fibre, permettono lo scorrimento longitudinale di questi filamenti, che si inseriscono tra due ossa cosicché, quando il muscolo si accorcia, si verifica il movimento di una delle due ossa.
Il concetto di movimento, nei suoi vari aspetti, è stato sempre alla base anche dell’arte: sin dall’antichità, soprattutto tra gli scultori greci, si è sempre cercato di rappresentare la figura umana con sculture il più vicino possibile alla realtà, cercando di dare a esse una parvenza di vita e di movimento. Gli scultori greci realizzarono figure umane in modo che si potesse immaginare sia il movimento precedente sia quello successivo al preciso istante in cui venivano immortalate nelle loro opere.

Autore: Helena Garzia 3^A Scienze Umane Liceo G. Marconi Pescara

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