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Intervista al poeta Dante Alighieri

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Buongiorno Signor Dante Alighieri, è un onore e un privilegio averla oggi qui presente, lei è noto al pubblico come il “sommo poeta”, ma è stato anche uno scrittore e un politico italiano che ha lottato per portare i valori in cui credeva nella sua amata Firenze, tanto da essere, infine, esiliato. Come sta vivendo l’esilio?

Buongiorno a lei, grazie tante per l’invito inviatomi, è un piacere essere qui a poter parlare della mia vita e della mia arte. L’esilio è durato per gran parte della mia vita e si protrarrà sino alla mia morte, in quanto, se tornassi a Firenze, in seguito al mancato pagamento della multa e alla requisizione dei beni appartenenti a me e alla mia famiglia, verrei condannato a morte.

L’esilio è piuttosto difficile da sopportare, la lontananza dalla mia Firenze, dai miei cari e mia vita. Per fortuna, però, al mio fianco ho dei Signori che gentilmente mi offrono ospitalità. Immagino la difficoltà di una vita condotta in esilio e le sono vicina per questo, ma ora rallegriamo gli animi parlando dell’amore. Possiamo definirla come la rappresentazione effettiva di ciò che è l’amore puro, l’amore sacro nei confronti della sua amata Beatrice.

Come ce lo racconterebbe il suo amore per lei?

Una domanda piuttosto complessa, per comprendere al meglio questo mio amore vi suggerirei di leggere l’opera che ho composto congiungendo assieme una serie di componimenti scritti nel corso della mia vita e che ho pubblicato nel complesso sotto il nome di “Vita Nova”. All’interno di essa sono racchiusi tutti i sentimenti più profondi che ho percepito sin dalla prima volta in cui l’ho vista, avevo solo 9 anni e lei era già l’amore più forte che potessi mai provare. Quando è venuta a mancare, nel 1290, ho deciso che fosse il momento di renderle onore, così tra il 1292 e il 1293, ho raccolto e scritto dei componimenti che la riguardavano, sia durante la vita che delle consapevolezze che ho acquisito dopo la sua morte. 

Sono delle emozioni e sentimenti davvero forti. Lei si trova anche nel Paradiso della sua opera più conosciuta, La Divina Commedia. Le va di parlarcene? Certamente, in realtà il nome che io avevo attribuito all’opera era “Commedia”, l’appellativo “Divina” le è stato attribuito da Boccaccio. Questa opera penso sia il fulcro del mio operato, è un’opera particolarmente importante per me, perché racchiude tutti gli ambiti della mia morale e della religione cristiana. Ho voluto rappresentare tutto ciò in cui credo attraverso una serie di allegorie e rendere ciò didascalico, in modo da poter trarne degli insegnamenti. 

Penso che ognuno di noi abbia colto a pieno tutto ciò che voleva rappresentare con la sua Commedia, vorrei chiederle se le va di spiegarmi la numerologia. Ovviamente. Ho utilizzato una serie di numeri che rimandano a Dio e alla Bibbia. L’opera è composta da 100 canti, che rappresentano la totalità di Dio, suddivisi in 3 cantiche, 3 come la Trinità, ma ho utilizzato anche i suoi multipli. Ogni cantica è suddivisa in 33 canti, tranne l’Inferno che ne conta 34, in quanto il primo canto funge da proemio. Grazie mille per la magnifica spiegazione e grazie per la sua presenza qui, oggi. Ringrazio anche voi amati lettori. 

Grazie a lei per l’invito e spero che i giovani ragazzi che stanno leggendo abbiano apprezzato le mie parole.

Sitologia: https://it.m.wikipedia.org/wiki/Dante_Alighieri

Immagine: https://commons.m.wikimedia.org/wiki/File:Portrait_de_Dante.jpg

Intervista a cura di Serena A. Schiavone, Lauren Leone, Giada Giannachi, Valentina Evangelista, Luca Gigante, 5a B BS, Istituto Tecnico G. Deledda, Lecce.

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