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LA SOGGETTIVITÀ DEL TEMPO

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Il tempo è un’intuizione e una rappresentazione della modalità con cui i singoli eventi si susseguono e sono in rapporto l’uno con l’altro per cui essi avvengono prima, dopo o durante altri eventi, vista o come fattore che trascina l’evoluzione delle cose o come scansione ciclica e periodica; tale intuizione è condizionata da fattori ambientali e psicologici e diversificata storicamente da cultura a cultura.

La rappresentazione iconografica del tempo nell’arte è elaborata sia come personificazione sia nel suo aspetto concettuale, attraverso simboli, episodi, allegorie che fanno riferimento al trascorrere del tempo e ai suoi effetti. Salvator Dalì pittore, scultore, scrittore, fotografo, cineasta, designer e sceneggiatore spagnolo, ha realizzato il dipinto “La persistenza della memoria” il quale raffigura un paesaggio costiero della costa Brava, nei pressi di Port Lligat, dominato da un cielo con delle sfumature gialle e celesti. La scena, disabitata e immune di ogni vegetazione, è popolata da diversi oggetti: un parallelepipedo color terra, un ulivo senza foglie
(forse senza vita) che sorge su quest’ultimo, un occhio dalle lunghe ciglia addormentato e un plinto blu sullo sfondo.

L’attenzione dell’osservatore è catturata dai tre orologi molli, quasi liquefatti, che di fatto sono i protagonisti della scena. Sciogliendosi, questi assumono la foggia dei loro sostegni: il primo ha una mosca su di esso e scivola oltre il bordo del volume squadrato collocato in primo piano, il secondo è sospeso nell’unico ramo dell’albero secco appoggiato sul parallelepipedo, e il terzo è avvolto a spirale sulla timida figura embrionale colante sul suolo.

Un quarto orologio, l’unico ad essere rimasto allo stato solido, è collocato sempre sul parallelepipedo ed è ricoperto di formiche nere brulicanti, rappresentanti la decomposizione legata al tempo ed evocanti la paura della morte. Dalì con questo dipinto riflette sulla relatività del tempo. Nell’opera sono raffigurati diversi oggetti, a
testimonianza che il tempo non scorre nello stesso modo per gli uomini, gli animali e i vegetali; ad esempio un’ora è tanto per una formica che vive appena pochi mesi ma è nulla per noi esseri umani, inoltre, un’ora è di scarsa importanza per un albero che può vivere per ben due secoli o per uno scoglio, immobile per “sempre”.

Quindi ognuno ha una propria visione della vita e dei ricordi propri che vanno a ritmo diverso.

Nella società umana, tuttavia, si tende a scandire in modo rigoroso il tempo misurandolo in secondi, minuti, ore, giorni, settimane, in dati che tentano di quantificare una dimensione che in questo modo si propone oggettiva, fissa, calcolabile in modo preciso e puntuale. Secondo l’interpretazione di Dalì, tuttavia, non tutto può essere sempre calcolato e monitorato da strumenti tecnici come
orologi e calendari, e bisogna anche e soprattutto considerare le emozioni, le sensazioni e l’esperienza umana. In questo modo viene messa in crisi l’oggettività del tempo poiché riconoscere i secondi, i minuti e le ore è ben diverso da vivere e distinguere gli attimi.

Salvador Dalì ha voluto quindi rappresentare quella che è una
vera e propria preoccupazione di tutti gli esseri umani e cioè il terrore del tempo che fugge. Questo argomento era stato già trattato nelle “Indagini della fisica relativistica” a opera di Albert Einstein.

Come suggerito da Einstein, un arco temporale di due ore
può rivelarsi fugace o interminabile a seconda della percezione del tempo e della realtà avvertita dal singolo soggetto; ciò avviene sia nella veglia ma soprattutto nei sogni, regolati dai meccanismi dell’inconscio. In questo modo, l’immagine degli
orologi molli si eleva a simbolo della plasticità e della soggettività del tempo, dimensione sfuggente ed enigmatica che non è affatto uguale e oggettiva per tutti.


Betti Vanessa
4A Scienze Umane,Liceo Sesto Properzio Assisi

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