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L’infinito è nel finito di ogni istante

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Nel corso del tempo sono state date molte connotazioni al concetto di infinito. Per definirlo si è ricorso a rappresentazioni reali o astratte. Il simbolo per indicare l’idea di infinito (∞) è stato utilizzato per la prima volta da John Wallis, sacerdote e matematico inglese, nel 1655. L’infinito potenziale, per una successione di elementi, è la possibilità di procedere sempre oltre senza che ci sia un elemento ultimo. Questo concetto possiamo trovarlo nella poesia “L’infinito” di Leopardi, in cui seduto su una collina a Recanati, davanti a una siepe che gli impedisce di guardare oltre, il poeta viaggia con il pensiero guidato dal desiderio di conoscere cosa c’è oltre. Lui è turbato e non può fare a meno di cedere al desiderio di infinito: l’uomo può conquistare prestigio e denaro, ma la sua natura gli farà percepire sempre la mancanza di qualcosa che si trova oltre la siepe. Perciò niente di ciò è finito potrà mai colmare una necessità infinita.

La contemplazione del paesaggio è fondamentale anche nelle opere di Friedrich. I personaggi, infatti, sono rappresentati davanti a degli scenari che danno l’idea di infinito e contemplarli permette di ricercare, interiormente, il senso dell’esistenza. Nel quadro “Viandante sul mare di nebbia” la figura umana è collocata sull’orlo di un precipizio che gli permette di osservare il panorama che gli si apre davanti, dando così l’idea di immenso e assoluto. Il paradosso è che l’uomo, grazie alla sua consapevolezza di essere finito, riesce a comprendere la propria grandezza. Nella “Critica della ragion pura”, dopo aver stabilito i limiti della ragione umana, Kant afferma che l’uomo, pur sapendo di non poter avere alcuna conoscenza dell’infinito, non può fare a meno di andare oltre i propri limiti. É proprio questo che ci fa andare avanti: cercare di guardare oltre e non rimanere ancorati a una realtà che, molte volte, non ci rispecchia appieno. Proprio come scrive Fabrizio Caramagna: “L’infinito è lo spazio che si concede la meraviglia. Tutto il resto ha confini, strade già fatte, finali già visti”.

Autori: Marini Sofia e Segameglio Greta, IV A Scienze Umane del Liceo Marconi di Pescara.

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Un viaggio nella profondità del passato e il suo impatto sul presente

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