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La fugacità del tempo

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Che cos’è il tempo ? Questo è uno dei grandi interrogativi esistenziali che l’uomo si è posto fin dall’antichità, cercando di dare una risposta, di scovarla da qualche parte dentro di sé e riempire il suo vuoto esistenziale.
L’etimologia di questo termine deriva dal latino “tempus- oris, voce di incerta origine che aveva solo il significato cronologico, mentre quello atmosferico era significato da tempestatis.

L’intuizione e la rappresentazione della modalità secondo la quale i
singoli eventi si susseguono e sono in rapporto l’uno con l’altro (per cui essi avvengono prima, dopo, o durante altri eventi), vista di volta in volta come fattore che trascina ineluttabilmente l’evoluzione delle cose (lo scorrere del tempo) o come scansione ciclica e periodica dell’eternità, a seconda che vengano enfatizzate l’irreversibilità e caducità delle vicende umane, o l’eterna ricorrenza degli eventi
astronomici; tale intuizione fondamentale è peraltro condizionata da fattori ambientali (i cicli biologici, il succedersi del giorno e della notte, il ciclo delle stagioni, ecc.) e psicologici (i varî stati della coscienza e della percezione, la memoria) e diversificata storicamente da cultura a cultura: l’idea, il concetto, la nozione del t.; il fluire, lo scorrere, il trascorrere del t.; il decorso del t., come citato dell’enciclopedia Treccani.”


Dal tempo deriva ogni cosa: noi nasciamo, cresciamo e infine moriamo in base al tempo; e questo continuo movimento innesca in noi un meccanismo di azioni che abbiamo fatto, che stiamo facendo e che faremo, che schematizza e aiuta la nostra mente ad affrontare la moltitudine di eventi che è la nostra vita.

La mente umana categorizza (o comunque cerca di farlo nel modo più efficiente possibile), azioni, esperienze che viviamo e le declina al passato, presente e futuro. Il passato evoca attraverso la memoria, immagini, parole e azioni compiute che suscitano in noi gioia, scontento, tristezza o rabbia, e molte volte ci arrovelliamo il
cervello a pensare come sarebbe andata a finire una determinata azione se avessimo agito diversamente, se avessimo detto o fatto in modo diverso rispetto a quanto abbiamo compiuto; però purtroppo ci rimane la magra consolazione di non poter far nulla, perché ormai quel che è stato fatto è andato e il passato non si può cambiare: al massimo si può cercare di cambiare il futuro. Il futuro è un tempo mistico, è avvolto da un antro di fascino per quanto riguarda le
possibilità che esso porta, ma al tempo stesso di angoscia e paura e queste ultime sensazioni vanno ricondotte al timore della morte, alla cessazione della nostra esistenza. Purtroppo dobbiamo essere consapevoli che il nostro tempo prima o poi giungerà al termine e quindi del fatto di avere un’esistenza limitata: a noi è stato
concesso del tempo, sia esso determinato dal fato, da un’entità divina o dal caso, sta a noi gestirlo come meglio crediamo.
La nostra intera vita è scandita dal passare del tempo. Tutto ciò che viviamo diventa inesorabilmente un ricordo. Non ci accorgiamo del tempo che ci sfugge e non siamo in grado di vivere al cento per cento quello che ci resta. Siamo sicuri che il nostro tempo sia eterno, solo dopo ci rendiamo conto che non è così. Secondi, minuti, ore,
giorni, settimane, mesi, anni: tutto scorre velocemente.


L’esistenza dell’uomo è ormai divenuta frenetica, ricca di impegni e attività di svago quotidiane, che tengono occupate le persone in tutte le ore della giornata. Il vero problema dell’esistenza umana è il tempo. Tante problematiche futili che emergono ogni giorno anche dai canali mediatici in realtà sono questioni che utilizziamo per
non affrontare il vuoto della nostra esistenza. Questo ci porta ad impegnarci in attività spesso inutili, che hanno come unico scopo quello di “ammazzare il tempo”, uccisione che però si rivela completamente inefficace e, anzi, controproducente, poiché ci allontana dalla questione fondamentale che ciascuno di noi dovrebbe prendere in considerazione.


Tenersi occupati e distrarsi è lo stratagemma perfetto impiegato per non pensare all’angoscia che verrebbe prodotta da un’attenta riflessione sul nostro tempo. Sono pochi quelli che al giorno d’oggi si soffermano a contemplare se stessi e la propria esistenza e soprattutto sono ancora di meno quelli che riescono a reggerne il
confronto. L’ammazzare il tempo porta ad alienarsi, a compiere azioni compulsive che si trasformano in abitudini che ormai non siamo più in grado di controllare. Fa paura paragonare la propria esistenza all’eternità e l’unico modo per allontanare da noi
l’inquietudine è quello di tenere la nostra mente impegnata in azioni che fingiamo necessarie alla nostra vita, alla crescita della società, ma che in realtà sono una fragile copertura. Il progresso tecnologico ha reso possibile l’aumento del tempo libero a nostra disposizione.

Si è pensato allora a delle attività da introdurre per colmare questa
voragine che si va formando, e questo ha creato un manto di vile uniformità che l’uomo indossa. La natura stessa dell’uomo lo porta a voler controllare tutto ciò che lo circonda. Lo stesso non può fare con il tempo, elemento influente sulla sua vita, ma che non è in grado di gestire nel suo scorrere inesorabile. Misurare questa entità misteriosa è un modo di fingere di averne il controllo, di poterlo gestire in tutte le sue sfaccettature, ma proprio il bisogno di stabilire un’unità di misura mostra lo stretto legame che intercorre fra il tempo e la vita dell’uomo.

È necessario tornare a svolgere solo le attività realmente indispensabili per la crescita dell’umanità, iniziando ad eliminare progressivamente tutti gli impegni “ammazza tempo”. Fermarci a riflettere, assaporare lentamente il silenzio che ci circonda, concentrarci su noi stessi, fino a non distinguere nient’altro che i nostri pensieri. Questo non significa sprecare tempo prezioso, ma renderci conto di quanto fugace esso sia e che valore inestimabile abbia. Ancora oggi noi non ci rendiamo conto dell’importanza del tempo. Ci illudiamo fingendo di avere una vita piena.


Facciamo di tutto per allontanare da noi l’inquietudine che deriva dalla riflessione sullo scorrere del tempo.
Sarebbe bello fermarlo invece e godere di ogni momento perché unico ed irripetibile.

Aurora Poggioni
IVB Scienze umane
Liceo Sesto Properzio

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