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Memoria: tra scienza e filosofia

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“La memoria è tesoro e custode di tutte le cose” De oratore, Cicerone

La memoria rappresenta uno dei più affascinanti oggetti di studio che da sempre hanno interessato scienza, filosofia e letteratura. Questa funzione propriamente umana, che ci permette di immagazzinare e rivivere esperienze passate, ha da sempre sollecitato interrogativi profondi sull’essenza stessa dell’essere, del tempo e della conoscenza. Da un lato, le neuroscienze ci offrono una visione dettagliata dei processi fisiologici che coinvolgono la memoria, rendendo possibili nuove applicazioni nel trattamento delle patologie mnemoniche e nel miglioramento delle capacità cognitive. Dall’altro, la filosofia indaga il significato di questi processi, ponendosi domande sull’identità personale e sulla realtà della percezione. Questo dialogo tra scienza e filosofia apre nuove prospettive sulle questioni fondamentali dell’esistenza umana.

Il presente lavoro intende esporre due esempi di come la memoria può essere esplorata da due punti di vista apparentemente diversi ma che forniscono interpretazioni profondamente connesse tra loro.

Nel corso della storia diverse personalità, sia in ambito scientifico che letterario, hanno esplorato questo tema da diverse angolazioni. Tra i nomi più noti in campo scientifico ricordiamo Rita Levi Montalcini. Fu una neurobiologa e una delle più grandi scienziate italiane del XX secolo nonché l’unica italiana ad aver vinto il Premio Nobel per la Medicina e la Fisiologia nel 1986, per la scoperta del Nerve Growth Factor (NGF). Si tratta di una proteina fondamentale per la crescita, la manutenzione e la sopravvivenza dei neuroni.

La memoria, in particolare, è influenzata dalla capacità dei neuroni di formare nuove connessioni e di rinforzare quelle esistenti, un fenomeno noto come plasticità sinaptica. La ricerca di Levi-Montalcini ha evidenziato l’importanza del NGF nella regolazione della plasticità cerebrale, suggerendo che il mantenimento di una rete neuronale sana e reattiva è fondamentale per la conservazione della memoria e delle funzioni cognitive nel corso della vita.

Tra i letterati ricordiamo Eugenio Montale, uno dei massimi poeti del ‘900 italiano. Nella sua poesia è ricorrente il tema della memoria. Essa è vista come un’entità ambivalente: da un lato, è custode di momenti preziosi, testimone di un passato che, seppur lontano, continua a definire l’essenza stessa dell’individuo; dall’altro, si rivela fonte di dolore, per la consapevolezza dell’irreversibilità del tempo e della perdita inevitabile di persone, luoghi e sentimenti.

Per Montale la memoria è il primo passo per costruire una conoscenza. Ad essa si lega sempre un fremito, un dolore ed un rancore per le occasioni mancate, per un passato che non può più essere modificato.

Il tema della memoria è trattato da Montale nella poesia “Non recidere, forbice, quel volto”. In questi versi, l’autore implora il tempo di non cancellare il volto della sua presunta amata. Montale prega la forbice di non tagliare via il volto della donna. Nonostante ciò, è evidente che la preghiera del poeta non potrà essere esaudita, in quanto la forbice rappresenta l’azione inesorabile del tempo, destinato a eliminare il ricordo dell’amata. Al di là dell’esperienza individuale del poeta, la forbice che elimina impietosa il ricordo rappresenta la precarietà della condizione umana e la tristezza degli uomini che non riescono ad accedere ai propri ricordi per sfuggire all’insensatezza della loro condizione presente. La memoria è quindi una risorsa preziosa nell’esistenza umana, che da sempre accompagna l’uomo, permettendogli di indagare su se stesso e su quello che lo circonda.

Autori: Teresa Adami, Aurora Mariotti, Silvia Sorbelli – 5C, IIS R. Casimiri, Gualdo Tadino (PG)

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